Intensa, tragica e commovente: la “Desolata” ripercorre il il dolore in attesa della Pasqua

Si è ripetuto l’antichissimo rito a Canosa con le circa 400 donne incappucciate ad intonare lo Stabat Mater

È quel silenzio irreale con migliaia di persone a bordo strada ad impressionare in modo stupefacente prima che quella pesantissima e carica di significati statua della Addolorata esca dalla Chiesa che l’accoglie per tutti gli altri giorni dell’anno. È quel silenzio che accompagna l’inizio dei canti delle circa 400 donne “desolate” al seguito della Vergine Maria che ha appena perso il suo figlio. Un rito, una tradizione, un condensato di emozioni che si ripete nel tempo e che continua ad acquisire forza simbolica è semplice curiosità.

È la processione del Sabato Santo che a Canosa di Puglia vede in processione migliaia di persone e fedeli per la desolata. Uno dei riti più caratteristici della Puglia e che trova l’interesse di giornalisti, fedeli ed appassionati provenienti da tutto il mondo. Braccia intrecciate per le donne incappucciate che cantano, nel silenzio irreale di Canosa, lo ‘Stabat Mater’, la preghiera scritta da Jacopone da Todi in cui vengono ripercorse le sofferenze della Madonna per la morte di Gesù. Sono loro a seguire la statua della Vergine a lutto che parte, come sempre dalla chiesa dei Santi Francesco e Biagio, per poi attraversare tutto il centro antico.

Una marcia lenta e carica di dolore, con i portantini che solo con le spalle sorreggono la statua della Addolorata tra due ali di folla sin dal mattino presto. Una tradizione che si è ripetuta e che ha riproposto l’attesa e la grande speranza della Madonna e dei fedeli per la notizia della Resurrezione. Un rito accolto da un caldo sole primaverile e che lascia spazio alle celebrazioni per la Santa Pasqua.