trm termovalorizzatore torino_ricordo carpini di muro

E’ partito il dibattimento nel processo in corso di svolgimento a Torino, sulla morte di due operai otto anni fa in due diversi incidenti sul lavoro avvenuti durante la costruzione di un termovalorizzatore nel torinese. Ieri in aula ascoltati i primi teste che hanno ricostruito quanto accaduto in quelle due giornate del 3 e 31 marzo 2012: nel primo incidente sul lavoro perse la vita il caposquadra andriese Antonio Carpini, all’epoca dell’incidente 42enne, mentre nel secondo incidente furono coinvolti i due fratelli Di Muro, entrambi canosini, ma Cosimo ebbe la peggio dopo un volo di circa 40 metri.

Due tragedie completate da un terzo incidente sul lavoro in neppure due mesi con due morti e tre feriti gravemente oltre cinque anni di indagine, quattro magistrati coinvolti e praticamente otto anni per far partire il dibattimento. In aula, ieri, i primi teste tra cui ispettori dello Spesal ed un investigatore di polizia giudiziaria, hanno ricostruito un quadro piuttosto disarmante sulla sicurezza in quel cantiere. Un solo operaio tra quelli coinvolti avrebbe ricevuto una formazione specifica per le operazioni che stava facendo, sospeso su un muro a 40 metri, mentre gli altri risultavano iscritti a un corso, ma non avevano mai frequentato una lezione. E poi gruisti che non comunicavano con chi stava sui rampanti via radio, ma al telefono, con il cellulare personale.

Sulle due tragedie mortali si sono naturalmente concentrate le domande del pm Alessandro Aghemo oltre che dei legali dei tre imputati e dei legali di parte civile. In particolare nella ricostruzione effettuata per l’incidente dell’andriese Antonio Carpini, quando il gruista azionò la gru soltanto due delle quattro catene sarebbero state agganciate ai rampanti. Le altre «non arrivavano al punto di aggancio», ha spiegato l’investigatore che condusse le indagini. Ma ancor più grave sembrerebbe l’utilizzo al posto di alcuni bulloni di fili di ferro che tenevano insieme alcune parti del rampante, una struttura che andava montata con dei perni ma uno sarebbe stato deformato e l’altro non era ben fissato. Quando il gruista, quindi, tirò il rampante, il piano si inclinò e l’operaio precipitò nel vuoto. Diversa la dinamica del secondo incidente ma stessa beffarda sorte anche per Cosimo Di Muro all’epoca dei fatti 47enne. Il 27 aprile si tornerà in aula, questa volta con l’ascolto di alcuni lavoratori tra cui Antonio Di Muro fratello di Cosimo e miracolosamente vivo dopo esser stato coinvolto nello stesso incidente del 31 marzo 2012. Il processo si celebra, a carico degli ormai tre imputati, per gli omicidi colposi mentre per le lesioni ha già deciso la prescrizione.