Un colpo al petto sparato da posizione ravvicinata ha ucciso in pochi minuti il 48enne, pregiudicato, Giuseppe Caracciolo sabato scorso dopo l’agguato nella centralissima piazza della Repubblica a Canosa. La rapida ricostruzione di quanto accaduto da parte degli inquirenti ha permesso di arrestare in poche ore il presunto responsabile e cioè l’80enne Matteo Di Nunno, anch’egli canosino e già condannato in passato per due omicidi volontari il primo nel 1970, il secondo nel 2001 ai danni di un altro concittadino Claudio Sansonna.

In conferenza stampa stamane la ricostruzione minuziosa di quanto avvenuto sabato e soprattutto l’attività del Commissariato di P.S. di Canosa assieme alla Squadra Mobile di Bari e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Trani. L’80enne è stato bloccato dopo neanche tre ore dall’agguato grazie alla rapida ricostruzione operata sia con le testimonianze di alcuni passanti, come ha spiegato il Procuratore Renato Nitti, sia grazie alla visione delle telecamere di videosorveglianza da cui si sono anche raccolti alcuni dettagli come per esempio il fatto che l’uomo fosse claudicante. L’80enne era, in realtà, già in procinto di lasciare la propria abitazione avendo già pronta la valigia. La presunta arma del delitto, invece, è stata rinvenuta presso l’abitazione del figlio, Roberto Di Nunno, anch’egli arrestato con l’accusa di favoreggiamento. L’arma è una pistola a salve modificata nascosta sul terrazzo e con un colpo ancora in canna e cinque proiettili pronti nel caricatore. Il movente è da ricercarsi, secondo l’80enne che avrebbe ammesso le sue responsabilità nell’immediatezza del fermo salvo poi avvalersi della facoltà di non rispondere, in un’aggressione da lui subita il 14 luglio scorso quando il 48enne lo avrebbe percosso procurandogli svariate lesioni. Un fatto però mai denunciato ma che ha riscontro, come spiegano dalla Procura, in un certificato medico.

Nella minuziosa ricostruzione degli eventi è emerso anche il tentativo di fuga da parte del 48enne appena raggiunto da almeno un colpo di pistola, fuga nella quale ha tamponato una vettura che ha immediatamente avvertito le forze dell’ordine e collaborato alle indagini. Fuga verso l’Ospedale di Canosa dove è arrivato in condizioni già gravi sino al trasporto al “Bonomo” di Andria dove è morto poco dopo. Il Procuratore Renato Nitti ha voluto nuovamente evidenziare in conferenza stampa la speranza che con l’avvento della nuova Questura di Andria si riesca ad intervenire con rapidità anche nei confronti di un territorio che ha tante emergenze.