Frequentava il centro islamico di Milano “Al Nur” di via Carissimi, non lontano da viale Zara, Nicola Ferrara, italiano convertito all’Islam e radicalizzato, arrestato in una operazione antiterrorismo dei Ros coordinata dalla procura di Milano, con l’accusa di “istigazione al terrorismo aggravata dall’apologia dell’associazione con finalità terroristiche denominata Stato Islamico e di adesione mediante la diffusione sulla rete internet”. Il centro, di orientamento sunnita milanese è stato fondato nel 2009, ed è frequentato maggiormente da persone di etnia bengalese, ma – come emerso durante le intercettazioni – fa capo al movimento Jamaat Tablicj che intende riformare spiritualmente l’Islam. Il cambiamento radicale nei comportamenti di Ferrara, cominciato dopo alcuni viaggi in Qatar ed Emirati, si è realizzato compiutamente nel 2015, proprio quando l’Isis era al massimo della sua pericolosità. Andando avanti col tempo Ferrara si è poi convinto di dover applicare la taqyya, cioè la dissimulazione, passando dall’ostentazione della veste araba al ritorno ai vestiti occidentali, e raccomandando ad alcuni conoscenti: “Fuori devi mostrare il sorriso mentre dentro li maledici”, con riferimento ai ‘miscredenti occidentali’. Un propagandare “quasi ossessivo” secondo inquirenti e gip quello di Ferrara, 38 anni, di Canosa di Puglia, che si concretizzava soprattutto su Facebook dove era “Issa Ferrara”. Dopo la conversione si era infatti attribuito un nome islamico per poi usare i social diffondendo contenuti di esaltazione del martirio e della guerra santa.

In base a quanto hanno ricostruito gli investigatori del reparto operativo speciale dei carabinieri, parte dell’indottrinamento avveniva anche tramite il social musicale Soundcloud: una piattaforma in cui si condividono brani e canzoni. In questo caso Ferrara diffondeva versetti e salmi a sfondo religioso e integralista denominati “nasheed” che recitavano versi come “Festeggiate il martire, festeggiate il martire. Il nostro Corano tornerà nonostante tutto”. Su Soundcloud inoltre aveva salvato sul suo profilo una playlist chiamata “Osama Bin Laden” e in un’intercettazione con un amico ammetteva candidamente: “A me Bin Laden piace”. In base a quanto hanno potuto ricostruire gli inquirenti, gran parte della sua attività di divulgazione si concentrava a ridosso di eventi riguardanti il mondo islamico come l’annuncio della morte di Al Baghdadi: proprio il 31 ottobre 2019, a due giorni dalla comunicazione della cattura e uccisione dell’ex califfo del Daesh, Ferrara pubblicò su Facebook un post elogiativo dei martiri. E del presidente degli Stati Uniti Trump diceva: “Quel pezzo di m”. L’attività di diffusione social del pensiero radicale islamico non è da sottovalutare secondo l’ipotesi investigativa – peraltro confermata dal gip di Milano, Guido Salvini, che ha diposto la custodia cautelare in carcere – anche perché Ferrara aveva almeno 2 mila seguaci e nel suo circuito di conoscenze aveva una “sicura autorevolezza dovuta ad anni di opera di propaganda”.