C’è anche l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Canosa di Puglia, Pasquale Doronzo, tra i sei arrestati nell’inchiesta relativa alla falsificazione di incidenti stradali per ottenere illecitamente gli indennizzi assicurativi. Oltre al Luogotenente 57enne, attualmente in congedo e residente a San Ferdinando di Puglia, i carabinieri hanno arrestato un altro militare in servizio a Cerignola, il 44enne Pierluigi Dipalo, due medici (Michele Marcandrea, 52 anni, e l’80enne Gianfranco Specchio) e due avvocati (Giuseppe Gobbi, 47 anni, e Nicola De Santis, 55 anni). Sono tutti cerignolani. In cinque sono finiti in carcere. Ai domiciliari il medico 80enne. Nell’indagine della Compagnia di Andria, coordinata dalla Procura di Trani, altre 26 persone sono state deferite in stato di libertà. Almeno 12 i falsi incidenti contestati, mentre su altri 20 episodi ci sono incongruenze al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le truffe sono state inscenate a Canosa, San Ferdinando e Cerignola. Gli indagati avrebbero messo in piedi un sistema di falsificazione di sinistri stradali utile alla creazione di pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi. Singolari, in particolare, due sinistri denunciati a Canosa di Puglia, uno il 30 gennaio 2023, l’altro il 16 ottobre dello stesso anno. Nel primo caso i due indagati coinvolti nell’incidente in realtà si trovavano in Romania, ma nonostante ciò sulle carte risultava che fossero stati visitati all’ospedale di Cerignola. Nel secondo caso, una delle auto coinvolte (con targa rumena) in realtà non aveva mai lasciato il suo territorio nazionale estero. In più casi gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia. Gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di documentazioni sanitarie funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento, rilasciate dai medici coinvolti. Un camice bianco, in particolare, al momento dei fatti si trovava già ai domiciliari per altre ragioni. Per gli inquirenti la truffa alle compagnie assicurative supererebbe i 100mila euro. Tutti gli indagati rispondono, a vario titolo, di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.